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Pagina 1 di 4 Avevo da poco compiuto diciassette anni quel giorno di fine estate in cui volli provare a fumare, con inseparabili amici di scorribande, una economicissima sigaretta, non ricordo se Alfa o Nazionale, che a quel tempo veniva venduta anche singolarmente. Il guaio (in seguito l’avrei considerato educativamente provvidenziale) fu che, per una serie di circostanze, lo seppe mio padre. Del tutto inutili e per certi versi patetici si rilevarono i tentativi di giustificazione e la promessa ed il giuramento che non avrei mai più acceso una sigaretta. Dopo una ramanzina accompagnata da un sonoro ceffone mio padre mi apostrofò dicendomi “non ti credo, hai perso la mia fiducia, dovranno passare dieci anni prima che io possa ricredermi”. Naturalmente non ci riprovai: l’autorevolezza dell’educazione genitoriale non ammetteva sconti. Quindici anni dopo da adulto coniugato, a casa mia, con qualche pudore accesi in sua presenza una pipa; mi diede uno sguardo significativo di arrendevolezza, mi assumevo le mie responsabilità e, in fondo, avevo tenuto fede alla promessa: non avevo acceso più una sigaretta. Ritengo emblematico questo episodio della mia adolescenza e che non ho mai dimenticato. Quanto poco basta per perdere la fiducia (la stima, l’onore) e quanto difficile sia riconquistarla.
Ci si è ripetutamente chiesto, in questi mesi, come tornare ad avere fiducia nei mercati dopo la catastrofe finanziaria che ha travolto banche, mercati ed istituzioni? Molti disastri non avvengono perché gli uomini sono stupidi o cattivi, ma perchè fanno scelte dettate dall’ignoranza (vedono solo una parte del sistema) o furberia (pensano esclusivamente al loro utile) e non è vero, che i mercati hanno la capacità di correggere spontaneamente gli errori, come s’è sostenuto sino ad ora. Recenti sondaggi evidenziano che la fiducia degli italiani nei confronti delle loro istituzioni è drammaticamente bassa. Le istituzioni meno accreditate, quelle cioè che si trovano al livello più basso nella fiducia degli italiani, sono quelle che hanno, o dovrebbero avere, un maggior peso nella gestione della cosa pubblica e quindi anche nella costruzione del futuro delle giovani generazioni: partiti, Parlamento, sindacati, pubblica amministrazione. Uno degli interrogativi più inquietanti dei nostri giorni, cui i rappresentanti istituzionali del nostro Paese sono chiamati a dar risposta, è dunque: come può uno Stato, che ha perso la fiducia dei suoi cittadini, riuscire a riconquistarla ? Nel volume, “La politica nell’era della sfiducia”, Pierre Rosanvallon introduce il termine controdemocrazia per indicare l’insieme delle attività che non mirano ad associare il cittadino all’esercizio del potere, ma ad organizzare il suo controllo su chi governa. È impossibile che tutti partecipino direttamente alle decisioni politiche, ma tutti possono esprimere opinioni critiche e partecipare alla vigilanza civica nei confronti del potere. Naturalmente queste attività possono essere molteplici, a cominciare da quelle di sorveglianza delle procedure democratiche. Si tratta di modalità più o meno formalmente costituite, i cui attori possono essere le associazioni, che ancora godono della fiducia dei cittadini, la stampa o anche i singoli cittadini sulle reti di Internet.
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