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Pagina 1 di 4 “Per merito della stessa Bellezza non solo non la invidio agli altri, ma procuro che molti con me la desiderino, ad essa con me tendano, con me la posseggano, con me la godano”. Agostino, Soliloqui, 1,13,22
Dedicare un numero della Rivista, il ventesimo, ai temi dell’Estetica e della Bellezza potrebbe significare distrarre l’attenzione dai gravi e complessi problemi di natura economica, sociale, finanziaria, valoriale che l’intera umanità sta attraversando. Ma è proprio in tempo di crisi che occorre recuperare quei valori che possono aiutarci a rivedere dal profondo le nostre visioni, a cambiare i nostri modelli comportamentali, i nostri stili di vita, le nostre scelte, le nostre decisioni, ad apprezzare quanto nella frenesia del quotidiano non sempre riusciamo a cogliere, l’arrivo della primavera, lo sbocciare di un fiore, il sorriso di un bambino, la bellezza di un paesaggio, recuperando la concezione salvifica della bellezza espressa da Dostoevskij.
Ognuno di noi, afferma nel suo ultimo libro (L’arte della vita) Zygmunt Bauman, è artista della propria vita: che lo sappia o no, che lo voglia o no, che gli piaccia o no. Essere artista significa dare forma e struttura a ciò che altrimenti sarebbe informe e indefinito; significa imporre un ordine a ciò che altrimenti sarebbe caos. Ricercare l’estetica, la bellezza è allora un modo di ripercorrere sentieri sicuri, occasioni di crescita, personale e relazionale. La bellezza la troviamo nei musei, nei paesaggi, nelle architetture, nelle persone che amiamo, ma soprattutto la possiamo cercare e trovare dentro di noi. Voi ammettete, sosteneva il grande maestro dell’estetismo, John Ruskin, “che l’effettiva bellezza di ogni umano sembiante dipende da leggi immutevoli di forma e di espressione, e non dall’affetto che voi vi portate, o dal grado della vostra familiarità con esso: e lo stesso per la bellezza di ogni altra cosa esistente. Ora, pertanto io ritengo di poter dichiarare, senza pericolo di seria obbiezione, quella che a parer mio, è la verità: che la bellezza è stata destinata dalla Divinità ad essere uno degli elementi dai quali l’anima umana è continuamente corroborata; perciò la bellezza si troverà più o meno in tutti gli oggetti naturali, ma acciocché noi giammai ci si possa saziare con essa e stancarsene, ben di rado essa è concessa a noi nei suoi gradi supremi. Quando ci imbattiamo in codesti supremi gradi della bellezza, noi ce ne sentiamo fortemente attirati, e la ricordiamo a lungo, come nel caso di una veduta o di un bel portamento”. Ma perché la bellezza ci affascina, si chiede Charles Pépin, tentando di analizzare un concetto che, come la qualità, è difficile da definire, da esprimere, da valutare, da concepire.
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