Sei stato allevato in un paese pieno di uomini che eccellono nelle arti, nel sapere, ed in molteplici conoscenze, in un paese in cui questo uomo eccelle in una cosa, quello in un’altra, pochi in molte, nessuno in tutte. Ma c’è una sola arte, di cui ogni uomo dovrebbe essere maestro, l’arte della riflessione. Se non sei un uomo pensante, a che ti serve di essere uomo? Allo stesso modo, c’è una sola conoscenza, che è interesse e dovere di ogni uomo acquistare, e cioè la conoscenza di sé. La conoscenza di sé può essere ottenuta soltanto attraverso la riflessione. Rifletti sui tuoi propri pensieri, sulle tue azioni, sulle tue situazioni, e – cosa che ti sarà di particolare aiuto nel formarti un abito di riflessione – abituati a riflettere sulle parole che usi, che ascolti o che leggi, sulla loro origine sulla loro derivazione, sulla loro storia.
Samuel Taylor Coleridge
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di Salvatore La Rosa
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“Riflettere è considerevolmente laborioso. Ecco perché molta gente preferisce giudicare”. José Ortega y Gasset
“Come raggiungere un traguardo? Senza fretta ma senza sosta”. W. Goethe
Prendersi una pausa, ragionare sul senso della vita e su se stessi, fermarsi e decidere di non decidere, scegliere di vivere con lentezza, restare in panchina, invertire la rotta, liberarsi dal “pensiero unico”, sono alcuni nuovi paradigmi sui quali l’uomo del terzo millennio si trova sempre più spesso a riflettere alla ricerca di soluzioni che l’aiutino a (ri)trovare la felicità. La crisi mondiale che da qualche tempo attanaglia i mercati, e non solo quelli finanziari, ha posto e pone inquietanti domande quali quelle formulate in occasione delle recenti “Giornate dell’economia del Mezzogiorno” svoltesi lo scorso novembre a Palermo su un tema emblematico e ricco di suggestioni “Economia e felicità”. Ci si è chiesto, fra l’altro: è possibile ancora immaginare il futuro dopo la crisi etica che ha minato alle radici il concetto di progresso? È possibile immaginare una evoluzione dei modi di vivere e di produrre al di là della tensione dialettica tra sviluppo e sottosviluppo? È possibile affrontare con fiducia un orizzonte carico di minacce legate al peggioramento delle condizioni ambientali come ineluttabile conseguenza di un desiderio globale di crescita nei consumi?
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